(Foto EM-formulagolf.it)
Riviera Country Club, 21 febbraio 2026 — Finalmente una calda giornata di sole al Riviera Country Club. Gli appassionati hanno risposto numerosi, come si deve per un evento di questo livello — e d’altronde il Genesis Invitational quest’anno festeggia la sua centesima edizione, con Tiger Woods padrone di casa e un montepremi da 20 milioni di dollari. I fairway quasi asciutti e i green non più umidi, ma veloci e insidiosi come solo quelli di Riviera sanno essere, non hanno perdonato i colpi imprecisi.
In testa alla classifica con una carta di 64 colpi, meno sette di giornata, Jacob Bridgeman. Il ventiseienne della South Carolina — che venerdì condivideva il comando con l’inglese Marco Penge a -12 — ha tenuto nervi saldi e mani ferme, siglando il miglior score del moving day. A trascinarlo in fuga, una sequenza memorabile nelle prime tre buche del back nine: birdie alla buca 10, eagle alla 11 con un approccio da 259 yards che si è fermato a un piede dalla bandiera, birdie alla 12. Un parziale che gli ha permesso di spiccare il volo e guardare gli inseguitori dall’alto di sei colpi di vantaggio, chiudendo il terzo giro a -19 totale.

A fine giro, le sue parole fotografano perfettamente lo stato di grazia in cui si trova:
“Divertente e facile. Più o meno il massimo che il golf possa offrire. Il mio swing si sentiva bene, era divertente là fuori, tutti tifavano — sì, è stata una buona giornata.”
Sorpreso dalla facilità con cui ha dominato il Moving Day in un Signature Event come il Genesis, nell’ultimo gruppo a Riviera? Nemmeno un po’:
“No. Ho giocato benissimo per tutta la settimana, quindi non mi ha sorpreso che il mio gioco fosse così. Ho detto per tutta la settimana che mi sento a mio agio, e oggi mi sono sentito benissimo.”
Determinante, nel costruire questa fiducia, anche la settimana precedente. Bridgeman è arrivato a Riviera reduce da una buona prestazione, e ha spiegato come quella continuità lo abbia aiutato:
“La settimana scorsa ho giocato abbastanza bene. Ho sofferto molto col driver — mi sembra quasi di aver bluffato per tutta la settimana, eppure mi sono ritrovato lassù con una chance di vincere, il che è stato incoraggiante. Il resto del mio gioco ha compensato il driver scarso. Questa settimana ho lavorato molto su quello e ho guidato la pallina, per i miei standard, abbastanza bene. Non so quanto un certo mindset possa trasferirsi da una settimana all’altra, ma sicuramente aver avuto tutto il resto del gioco in forma la settimana scorsa mi ha aiutato questa settimana.”
Al secondo posto Rory McIlroy, il più atteso e il più seguito dagli appassionati. Dietro di lui un fiume di gente, telefoni alzati, grida di gioia a ogni pallina in buca. Rory ha costruito un giro in contention — tre birdie e un bogey — ma ha faticato tremendamente sui green, sempre più rapidi nel pomeriggio. Sei colpi sono tanti da recuperare, ma come ha spiegato lui stesso a fine giro:
“Sì, un po’ frustrato, ma allo stesso tempo stavo colpendo bene, solo che ogni putt che mi lasciavo era più difensivo che aggressivo. I green sono diventati velocissimi nel finale. Ti ritrovi a soffrire su putt da un metro e poi ne arriva uno su cui pensi di potertela giocare, lo colpisci appena forte e… Ho trovato i green davvero, davvero difficili oggi. La maggior parte della frustrazione veniva da lì. In realtà mi sembra di aver giocato piuttosto bene. Avrei voluto essere qualche colpo più vicino a Jacob, ma mi sa che sarò nell’ultimo gruppo, almeno potrò tenerlo d’occhio e magari partire forte per mettergli un po’ di pressione.”
Sul piano tattico per il giro finale, McIlroy non ha molti dubbi:

“Non credo cambierò granché. Sto colpendo bene, se riesco a continuare a guidare così, tenere la pallina in fairway e creare occasioni, da lì vediamo. Sono sei colpi indietro, devo partire forte, cercare di applicare pressione e sperare di farcela.”
Sull’importanza di trovarsi nell’ultimo gruppo ha aggiunto:
“Quando sei sei colpi sotto forse conta un po’ meno, però è il mio primo ultimo gruppo dell’anno, quindi è comunque un buon segnale. Il mio gioco è chiaramente in forma. Sarà interessante vedere come la gestisco. E come ho detto, mi fa piacere poter tenere d’occhio Jacob — se apre la porta anche solo un po’, spero di essere lì pronto ad approfittarne.”
Sul rapporto con Bridgeman, il nordirlandese ha confermato di averlo già incrociato: “Sì, abbiamo giocato insieme alla fine dell’anno scorso, forse ai Playoffs.”
Al terzo posto il sudafricano Aldrich Potgieter a -12, autore di un eccellente giro in 65 colpi. Il giovane di Pretoria ha spiegato le chiavi della sua giornata:

“Il ball-striking era ottimo fin dall’inizio. Ho fatto un bel eagle alla prima buca — finalmente ho deciso di non usare il driver sul primo fairway, per tenere la pallina in gioco e avere un buon angolo alla bandiera. È un bel modo per cominciare il giro. Ho imbucato tanti buoni putt. I green sono davvero insidiosi questa settimana, con il poa annua che può diventare irregolare — una combinazione strana con cui fare i conti. E noi usciamo nel secondo gruppo del campo, quindi tanti giocatori sono già passati, ci sono segni di spike ovunque, ma il greenskeeping ha fatto un lavoro eccellente.”
Sul Riviera come campo favorevole alla sua visione di gioco:
“I green si sono ammorbiditi molto, quindi puoi attaccare alcune bandiere. Certi posizionamenti che sembrano difficili si possono comunque gestire. Anche intorno al green puoi permetterti di essere aggressivo — l’erba è più morbida, anche quando ti trovi corto-laterale puoi ancora costruire un buon up-and-down. Domani stesso piano: puttare bene e colpire buoni ferri.”
Più indietro si trovano Aaron Rai a -11, Kitayama e Schauffele a -10: distacchi troppo ampi per poter seriamente sperare nella vittoria domenica.
La rosa si restringe ai primi quattro, con Bridgeman favorito grazie al vantaggio accumulato. Domenica il giovane di Inman dovrà gestire la pressione di giocare nell’ultimo gruppo accanto a Rory McIlroy, uno dei più forti finitori della storia recente del golf. Non pensare alla vittoria — o meglio, pensarci nel modo giusto — sarà la sfida più difficile. Diciotto buche sono lunghe. Tutto può ancora succedere. Ma stasera, Riviera appartiene a Jacob Bridgeman.