
C’è un torneo che, più di altri, riesce a trasformare un evento del PGA Tour in qualcosa che assomiglia a una settimana da grande sport americano: pubblico ovunque, atmosfera da arena, e quella sensazione — per i giocatori — di dover controllare non solo il colpo ma anche il rumore che lo accompagna. Il WM Phoenix Open torna allo TPC Scottsdale (Stadium Course) da giovedì 5 a domenica 8 febbraio 2026, nel cuore del deserto dell’Arizona, con un field da tappa “premium” e un’identità che non ha eguali nel calendario.
Perché Phoenix è diverso: il golf nel rumore (e dentro un colosseo)
Il WM Phoenix Open è, da decenni, il torneo più “stadio” del circuito: qui la folla non si limita a guardare, partecipa. E il simbolo è la buca 16, il par 3 completamente “chiuso” da tribune temporanee, ribattezzato “Coliseum”: più di 20.000 posti a sedere, una marea di skybox e un rituale unico — applausi per la palla sul green, fischi senza pietà per l’errore.
Non è folklore: è pressione reale. Basta ricordare come è nata la leggenda moderna del 16, con l’ace di Tiger Woods nel 1997, uno di quei momenti che hanno fissato per sempre Scottsdale nell’immaginario del golf.
Il campo 2026: Scheffler, i “televisivi” e i ritorni pesanti
In cima al cartellone c’è Scottie Scheffler, volto perfetto per questo torneo: solidità totale da tee to green, ritmo da metronomo e una capacità rara di non farsi trascinare emotivamente dalla settimana. Scheffler guida un field che mette insieme grandi nomi e storyline da prima pagina, a partire dal ritorno in scena di Viktor Hovland, che ha scelto proprio Phoenix per “aprire” la sua stagione sul Tour: dichiarazione d’intenti in un contesto dove non esistono giri tranquilli, soprattutto se il vento si alza e la 16 diventa un tribunale popolare.
Tra i gruppi più attesi del giovedì spiccano:
- Scheffler con Jordan Spieth e Chris Gotterup (ore 10:15 ET);
- Brooks Koepka con Xander Schauffele e Cameron Young (ore 14:44 ET).
È la classica costruzione da “settimana TV”: stelle, accoppiamenti che funzionano, e il tipo di tensione che, a Scottsdale, arriva prima del venerdì.
Il percorso: Stadium Course, par 71 — opportunità e trappole
Il Stadium Course è un par 71 da 7.261 yard: nel deserto, con overseed e greens che richiedono tocco (non basta “spingere” il putt, bisogna sentirlo).
In termini tecnici, Phoenix è spesso un torneo “da ritmo”: chi prende velocità nei wedge e tiene i ferri corti in controllo può costruire strisce di birdie, ma serve disciplina nei momenti in cui il campo chiede di accettare il par.
Qui la differenza la fanno tre fattori:
- Approcci e conversione da 10–20 piedi
Scottsdale ti mette in condizione di attaccare, ma ti chiede di concretizzare. Non è un caso se i contendenti, qui, sembrano sempre “caldi” col putter nel weekend. - Gestione del vento e delle traiettorie
Quando entra aria nel deserto, la palla “galleggia” e i green diventano più difficili da tenere sul colpo pieno. Il torneo cambia faccia: meno fuochi d’artificio, più scelte. - Nervi: la 16 non è una buca, è un evento dentro l’evento
Il tee shot del 16 può valere più di un colpo: perché ti sposta il battito cardiaco e, spesso, anche il linguaggio del corpo per le due buche successive.
Dal 2025 al 2026: l’ombra lunga di Detry e un titolo “senza padrone”
L’anno scorso la storia l’ha scritta Thomas Detry con un dominio netto: primo titolo sul Tour e vittoria con sette colpi di margine, chiudendo a -24 e diventando il primo belga a vincere un evento PGA TOUR
Detry, però, non è solo “campione in carica” nella memoria: nelle ultime settimane è passato a LIV Golf, e questo cambia anche la narrativa della settimana. Il WM Phoenix Open 2026, di fatto, si presenta come un titolo “aperto”: grande field, tanta qualità, e nessun vincitore uscente a fare da bersaglio.
Soldi, punti, peso specifico: perché qui tutti vogliono la coppa
Il montepremi è da grande appuntamento: 9,6 milioni di dollari complessivi, con 1.728.000 al vincitore secondo la distribuzione standard.
Ma oltre al denaro, Scottsdale vale per un motivo semplice: è una tappa che ti “misura” in pubblico. Se vinci qui, non vinci solo un torneo — dimostri di saper reggere rumore, caos, aspettative. E questo, nel golf moderno, è un asset.
Il WM Phoenix Open come macchina benefica: charity e sostenibilità (non di facciata)
Phoenix non è solo intrattenimento: è anche uno dei modelli più strutturati di evento con impatto sul territorio. I The Thunderbirds (che ospitano il torneo) hanno annunciato per il 2025 una raccolta record di 18,1 milioni di dollari destinati a charity locali: cifra più alta di sempre per una singola edizione.
Sul fronte ambientale, il torneo è da anni un laboratorio: report dedicati e una strategia “zero waste”/gestione rifiuti che è parte integrante dell’identità del title sponsor Waste Management. Nei sustainability report ufficiali vengono tracciati risultati e metriche (rifiuti, recupero, impatti), oltre al legame tra evento e ricadute economiche sul territorio.
E c’è anche un filone “progetti”, come il Working For Tomorrow Fund (iniziativa di donazioni a beneficio di programmi in Scottsdale e in Arizona) raccontato dal circuito stesso.
Cosa aspettarsi: una settimana da “shot-making” e gestione emotiva
Il pronostico, qui, è sempre delicato perché Phoenix è un acceleratore: ti esalta se sei in fiducia, ti espone se perdi timing. Per questo i profili più interessanti sono quelli che combinano:
- efficienza col ferro medio-corto,
- controllo delle distanze nel vento,
- e una resilienza mentale da giocatore “da rumore”.
In questa lente, Scheffler resta un riferimento naturale: non perché “deve” vincere, ma perché è il tipo di leader che tende a non concedere regali. Dietro, gli incroci narrativi rendono il torneo più ricco: Hovland che sceglie il palco più rumoroso per ripartire; Koepka in un ambiente che esalta l’aggressività; Schauffele e Young, due modi diversi di fare birdie a raffica.
Extra week: Pro-Am e giorni “di comunità”
La settimana, a Scottsdale, parte prima del giovedì: tra practice, eventi e Pro-Am (con pairing e iniziative collaterali comunicati dall’organizzazione), il WM Phoenix Open è una piccola “fiera” dello sport, dove il pubblico entra presto e spesso vive la giornata come un’esperienza completa, non solo come un giro di golf.