Il Genesis Invitational torna a casa per la sua centesima edizione: Riviera celebra un secolo di golf d’eccellenza


(Foto pgatour)

Il Genesis Invitational torna a casa per la sua centesima edizione: Riviera celebra un secolo di golf d’eccellenza

Dopo l’esilio forzato dello scorso anno a causa dei devastanti incendi che hanno colpito Los Angeles, il Genesis Invitational torna nella sua sede storica al Riviera Country Club di Pacific Palisades per celebrare un traguardo monumentale: la centesima edizione del torneo. Dal 19 al 22 febbraio 2026, il golf professionistico riparte da dove tutto è cominciato un secolo fa, quando nel 1926 la Camera di Commercio Junior di Los Angeles mise in palio un montepremi da 10.000 dollari per l’inaugurale Los Angeles Open, il più ricco del golf professionistico dell’epoca.

La storia di questo torneo si intreccia indissolubilmente con quella del golf americano. Quello che oggi è conosciuto come Genesis Invitational ha vissuto sotto molti nomi: Los Angeles Open, Nissan Open, Northern Trust Open. Ha vagato per i campi della California meridionale nei suoi primi decenni, fermandosi al Los Angeles Country Club, al Wilshire Country Club, a Rancho Park. Ma è con il Riviera Country Club che ha trovato la sua vera identità, diventandone la sede quasi permanente dal 1973.

“L’Alley” di Hogan: quando la leggenda divenne mito

Riviera non è solo un campo da golf: è un santuario. E nessun nome è più profondamente inciso nella sua storia di quello di Ben Hogan. In un arco temporale di appena 18 mesi, tra il 1947 e il 1948, Hogan dominò Riviera con una superiorità così schiacciante da far coniare ai cronisti sportivi il soprannome che ancora oggi caratterizza il club: “Hogan’s Alley”.

La sequenza fu straordinaria: vittoria al Los Angeles Open nel gennaio 1947 con tre colpi di vantaggio, bis nel gennaio 1948 con quattro colpi di margine, e poi, sei mesi dopo, il trionfo allo US Open 1948 sempre a Riviera, dove polverizzò il record del torneo con uno score di 276 (-8), cinque colpi meglio del precedente primato. Fu il primo dei suoi quattro titoli US Open. In quelle tre vittorie, Hogan totalizzò un impressionante -21 complessivo, trasformando le insidie del percorso disegnato da George C. Thomas Jr. in un personale campo di allenamento.

Il soprannome comparve per la prima volta sul Los Angeles Times nel gennaio 1948, e da allora Riviera è rimasto “Hogan’s Alley”, anche se Hogan aveva vinto il suo primo LA Open nel 1942 a Hillcrest Country Club. La statua di Hogan che domina il green della buca 18, accanto alla clubhouse, ricorda ancora oggi quella supremazia.

Jack e Tiger: quando Riviera ti dice di no

Il Riviera Country Club ha una particolarità unica: è il luogo dove due delle più grandi leggende del golf non sono mai riuscite a trionfare, nonostante i ripetuti tentativi. Jack Nicklaus fece il suo debutto professionistico proprio al Los Angeles Open del 1962 a Rancho Park, guadagnando 33,33 dollari per il 50° posto dopo aver superato il taglio. Il miglior risultato della sua carriera al torneo arrivò nel 1978, quando all’età di 38 anni chiuse secondo in solitaria, a due colpi dal vincitore, dopo aver perso il vantaggio nel finale.

Ancora più paradossale è il rapporto tra

Tiger Woods e Riviera. Nato a Cypress, in California, a circa un’ora di distanza, Tiger frequentava da bambino il Los Angeles Open a Riviera insieme al padre Earl. Nel 1992, all’età di 16 anni e ancora liceale, fece il suo esordio sul PGA Tour proprio a Riviera come amateur con una sponsor exemption, mancando il taglio con 72-75. Da professionista, in 15 partecipazioni, Woods non è mai riuscito a conquistare il titolo che più di tutti avrebbe voluto nel suo palmarès. Il risultato migliore fu il secondo posto nel 1999 dietro a Ernie Els. Nel 1998, quando il torneo si spostò temporaneamente al Valencia Country Club mentre Riviera si preparava a ospitare lo US Senior Open, Tiger perse un playoff contro Billy Mayfair nonostante un fantastico 65-66 nel weekend.

“È frustrante nel senso che questo è un campo che per me è sempre stato molto confortevole visivamente”, ha dichiarato Woods. “Ma per qualche ragione, non sono mai riuscito a mettere tutto insieme in questo evento, tranne quella volta in cui ho avuto una chance. Per qualche motivo, semplicemente non è successo.”

Tiger host: da giocatore a padrone di casa

Se Woods non è riuscito a vincere come giocatore, è diventato il volto del torneo in un ruolo diverso. Nel 2017, Genesis Motors, filiale del gruppo sudcoreano Hyundai, subentrò come title sponsor dopo nove anni di Northern Trust e ventuno di Nissan. Ma il vero cambio di passo arrivò nel 2019, quando il PGA Tour annunciò che dal 2020 il Genesis Open sarebbe stato elevato a torneo Invitational, con Tiger Woods come host.

L’elevazione a Invitational rappresentò un riconoscimento senza precedenti: il Genesis si univa così al Memorial Tournament di Jack Nicklaus e all’Arnold Palmer Invitational come eventi di élite del circuito. Tiger, Jack e Arnie: tre tornei per tre leggende. “I criteri per gli Invitational? Devi avere almeno 60 vittorie”, scherzò Woods, che con le sue 82 vittorie sul PGA Tour (a pari merito con Sam Snead per il record all-time) superava abbondantamente la soglia, così come Nicklaus (73) e Palmer (62).

L’Invitational status portò con sé un field ridotto ma d’élite, un montepremi aumentato e lo status di Signature Event da 20 milioni di dollari. Nel 2026, il field conta 120 giocatori, ridotti a 65 dopo il taglio del venerdì, con i migliori golfisti del mondo presenti: Scottie Scheffler numero uno mondiale, Rory McIlroy, Hideki Matsuyama e molti altri.

TGR Foundation: il lascito oltre il golf

Il Genesis Invitational è molto più di un torneo di golf. È il principale evento di raccolta fondi per la TGR Foundation, l’organizzazione no-profit fondata da Tiger Woods nel 1996. Con una missione chiara – fornire opportunità educative a giovani provenienti da comunità svantaggiate – la fondazione opera attraverso i TGR Learning Labs e programmi educativi nazionali focalizzati su STEAM (scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica), preparazione universitaria e professionale, benessere e salute.

Nel 2026, la TGR Foundation celebra 30 anni di attività, avendo servito oltre 217.000 studenti. Gli studenti che partecipano ai programmi della fondazione hanno l’onore di fare da starter onorari durante i round di competizione, annunciando ogni giocatore prima che effettui il tee shot. Dal 2009, il torneo assegna anche la Charlie Sifford Memorial Exemption, riconoscimento dedicato all’avanzamento della diversità nel golf. Nel 2026, il beneficiario è Sahith Theegala, giocatore californiano che aveva vinto il Collegiate Showcase nel 2017.

“Credo che quando tutto sarà finito, sarò ricordato più per quello che ho fatto per i bambini svantaggiati che per quello che ho realizzato sul campo da golf”, ha dichiarato Woods al direttore esecutivo della TGR Foundation, Rick Singer. Per Tiger, il Genesis Invitational rappresenta la perfetta sintesi tra la sua passione per il golf e il suo impegno filantropico.

California Rises: la rinascita dopo gli incendi

L’edizione 2026 porta con sé un significato particolare. Dopo essere stato trasferito a Torrey Pines a San Diego nel 2025 a causa dei devastanti incendi di Los Angeles (vinto dallo svedese Ludvig Åberg), il Genesis Invitational torna a Pacific Palisades con un tema ispirato alla resilienza, all’unità e alla speranza della comunità di Los Angeles.

Guidati da Genesis come title partner, è nata l’iniziativa benefica “California Rises”, dedicata alla raccolta di fondi e alla sensibilizzazione per il soccorso, il recupero e la ricostruzione dopo gli incendi. L’iniziativa si concentra su tre pilastri: prevenzione degli incendi, ricostruzione delle comunità e ispirazione delle nuove generazioni. I proventi beneficeranno il Los Angeles Fire Department Foundation, Habitat for Humanity of Greater Los Angeles e la Genesis Inspiration Foundation per ripristinare programmi artistici e musicali per i bambini colpiti dagli incendi.

Tra il 2025 e il 2026, Genesis e il torneo doneranno circa 10 milioni di dollari all’iniziativa California Rises.

Un secolo di campioni leggendari

La lista dei vincitori del torneo nei suoi primi 99 anni legge come un who’s who del golf mondiale: Ben Hogan (tre volte), Arnold Palmer (tre volte), Sam Snead, Billy Casper, Charlie Sifford (primo afroamericano a vincere un evento PGA Tour nel 1969), Tom Watson, Fred Couples, Nick Faldo, Ernie Els, Phil Mickelson (due volte consecutive nel 2008-09), Bubba Watson (tre volte). Venticinque campioni del torneo sono nella World Golf Hall of Fame.

Tra i vincitori recenti figurano Adam Scott (2005 e 2020), Hideki Matsuyama (2024 con un incredibile -9 di 62 nell’ultimo giro), Max Homa (2021, giocatore di Valencia che realizzò il sogno di infanzia vincendo da professionista il torneo che frequentava da bambino con 24 buche giocate nella domenica finale senza un solo bogey), e Ludvig Åberg, campione in carica dopo il successo del 2025 a Torrey Pines.

Il torneo ha anche rappresentato momenti storici per il golf: nel 1938, Babe Didrikson Zaharias divenne la prima donna a giocare in un torneo professionistico maschile; nel 1948, Bill Spiller e Ted Rhodes furono i primi afroamericani a giocare e superare il taglio in un evento PGA Tour non-USGA.

Riviera: gioiello dell’età d’oro dell’architettura

Il percorso di Riviera, aperto nel 1926 come Los Angeles Athletic Club Golf Course con un costo di costruzione di 243.827 dollari (cifra record per l’epoca), è opera di George C. Thomas Jr. e William P. Bell, con un contributo di Alister MacKenzie, che lo definì “perfetto quanto un uomo possa realizzare”. Classificato costantemente tra i Top 100 campi americani, nel 2026 misurerà poco meno di 7.400 yard.

Il tracciato è noto per il suo design risk-reward: la buca 1, un par 5 corto con il tee elevato di 75 piedi sopra il fairway; la buca 8 con due fairway separati da un fossato; la buca 10, un par 4 raggiungibile dal tee ma protetto da bunker pericolosi; e la mitica buca 18, un par 5 da 543 yard che si affaccia sull’Oceano Pacifico, con il suo anfiteatro naturale attorno al green che crea uno dei finish più spettacolari del golf.

Riviera ha ospitato tre major championship: lo US Open del 1948, il PGA Championship nel 1983 e nel 1995, e lo US Senior Open nel 1998. È stato anche sede dello US Amateur nel 2017. Nel 2026 ospiterà lo US Women’s Open, e nel 2028 il golf olimpico dei Giochi di Los Angeles. Il club è già stato designato come sede dello US Open 2031, la seconda volta nella sua storia dopo il 1948.

Field d’élite: Aberg difende il titolo, Morikawa arriva da Pebble Beach

Come da tradizione Signature Event, il field del The Genesis Invitational si presenta di altissimo profilo, con la quasi totalità dei migliori giocatori del ranking mondiale al via sul percorso di Riviera.

A guidare la lista dei protagonisti c’è il defending champion Ludvig Åberg, protagonista dodici mesi fa di una vittoria di enorme prestigio che lo ha definitivamente consacrato tra le stelle della nuova generazione. Lo svedese torna a Pacific Palisades con l’obiettivo di difendere il titolo su un tracciato che esalta le sue qualità dal tee e il suo approccio aggressivo ai par 4 corti, su tutti l’iconica buca 10.

Grande attenzione anche su

Collin Morikawa, uno dei nomi più caldi del momento. L’americano arriva infatti dal successo ottenuto al AT&T Pebble Beach Pro-Am, vittoria che ne ha rilanciato ambizioni e fiducia dopo una fase altalenante. Per Morikawa si tratta di un ritorno speciale: cresciuto golfisticamente in California, conosce Riviera alla perfezione e il suo straordinario gioco di ferri si sposa idealmente con le richieste tecniche del percorso.

Accanto a loro, come da status Signature, il torneo vedrà in campo gran parte della élite mondiale, rendendo la corsa al titolo della 100ª edizione una delle più competitive dell’intera stagione PGA TOUR.

Come disse una volta Ben Hogan guardando il primo tee di Riviera: “È proprio quello che voglio vedere.” Un secolo dopo, quella visione continua a ispirare golfisti e appassionati di tutto il mondo.

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