Gary Woodland vince a Houston: il ritorno di un campione dopo il tumore al cervello e il PTSD

Credit Foto Pgatour e P.Petrini)

Texas Children’s Houston Open, Memorial Park Golf Course – 29 marzo 2026

Gary Woodland ha alzato al cielo il trofeo del Texas Children’s Houston Open con le lacrime agli occhi, concludendo un percorso umano e sportivo tra i più toccanti nella storia recente del PGA Tour. Il 41enne americano ha chiuso con un 67 (–3) all’ultimo giro a Memorial Park, terminando a –21 con cinque colpi di vantaggio sul danese Nicolai Højgaard, conquistando il suo primo titolo mondiale dal leggendario US Open di Pebble Beach del giugno 2019: 2.473 giorni dopo, stabilendo anche il record di score a 72 buche del torneo con un totale di 259.

Un inizio di settimana liberatorio

La settimana di Houston era iniziata con un peso in meno sulle spalle di Woodland. Poche settimane prima, in una commovente intervista con Rex Hoggard di Golf Channel, il giocatore aveva rivelato pubblicamente di soffrire di disturbo post-traumatico da stress (PTSD) in seguito all’operazione al cervello subita nel settembre 2023 per rimuovere una lesione cerebrale. Dopo quella rivelazione, Woodland aveva dichiarato di sentirsi come se gli fossero stati tolti mille chili dalle spalle: era stato difficile farlo, era entrato in lacrime nell’intervista e ne era uscito infinitamente più leggero.

Quella liberazione ha avuto un effetto immediato e visibile sul suo gioco. Il primo giro da 64 colpi aveva incluso sette birdie e un solo bogey, con Woodland dentro la top 10 in driving, approcci e putting in quella che lui stesso aveva descritto come una giornata completa sul percorso texano.

La storia di una battaglia silenziosa

Per capire il significato della vittoria di Houston, bisogna tornare indietro. Nel maggio 2023 era stato diagnosticato un tumore al cervello a Woodland; in agosto ne aveva dato l’annuncio pubblico, e nel settembre dello stesso anno era stato operato per rimuovere parte della massa tumorale. Il rientro in campo, nel gennaio 2024, era stato segnato da difficoltà continue. Anche se aveva continuato a inseguire i suoi sogni sportivi, aveva registrato soltanto due top 10 in 55 partenze nell’arco di due anni ed era spesso in stato di ipervigilanza.

Il momento più buio era arrivato al 3M Open del 2024, quando aveva chiamato la moglie Gabby in lacrime dopo il terzo giro, convinto di stare di nuovo male. Al Procore Championship dello scorso settembre, un marcatore di campo lo aveva spaventato all’improvviso e lui era riuscito a malapena a colpire il pallone dal fairway. A gennaio 2025 era scivolato fuori dalla top 200 mondiale; a febbraio aveva ricevuto il PGA Tour Courage Award.

Il round finale: dominio assoluto

La domenica a Memorial Park Woodland ha dimostrato che il suo ritorno era tutt’altro che simbolico. Sul terzo buca ha scaricato un drive da 363 yards con una velocità di palla di 196 mph. Poi il birdie alla cinque, un altro alla sette con una buca da 24 piedi mentre Højgaard faceva doppio bogey dal bunker, e altri due birdie prima del giro di boa: all’ottavo aveva un vantaggio di sette colpi.

Sul back nine, pur senza birdie e con un bogey alla 14, il vantaggio era rimasto imponente. Alla 17, con quattro colpi di margine, ha scelto un ferro per evitare l’acqua a sinistra, giocando per non sbagliare. Alla 72esima buca, il trofeo era ormai in mano sua.

Il gesto di Højgaard e le lacrime sul green

Il momento più emozionante è arrivato camminando verso il 18°. Højgaard e il campione in carica Min Woo Lee hanno scelto di restare indietro per lasciare a Woodland la scena da solo, un gesto raramente visto al di fuori dei major. «Abbiamo pensato che fosse giusto lasciargli il suo momento» ha detto il danese.

La folla ha smesso di scandire il suo nome per lasciargli imbucare un par da cinque piedi. Woodland ha allargato le braccia, ha espirato e ha guardato il cielo prima che le lacrime iniziassero a scorrere. «Giochiamo uno sport individuale, ma oggi non ero solo» ha detto con la voce spezzata dall’emozione. «Chiunque stia lottando con qualcosa, spero che mi veda e non si arrenda. Continuate a combattere.»

Aggiustamenti tecnici e il ruolo di coach Randy Smith

La rinascita non è stata solo emotiva. Woodland ha cambiato putter per migliorare l’allineamento e, su consiglio del coach Randy Smith, è passato a shaft più rigidi nelle iron perché la sua velocità era tornata ai livelli di un tempo, garantendogli maggiore controllo. Smith lo aveva praticamente accusato di giocare in modo timido, di guidare il pallone invece di colpirlo con aggressività come aveva sempre fatto. Il ritorno a swingare con forza e convinzione è stato graduale, ma i risultati si vedono.

Masters e futuro

La vittoria garantisce a Woodland un invito al Masters di Augusta il mese prossimo, oltre all’esenzione completa sul Tour per altri due anni. Un traguardo che fino a pochi mesi fa sembrava lontanissimo. Le reazioni del mondo del golf sono state immediate: da Justin Rose a Tommy Fleetwood, da Patrick Mahomes a Paige Spiranac, tutti uniti nell’esaltare la portata umana di questa vittoria.

Gary Woodland ha chiuso il cerchio. Ha vinto un torneo, sì, ma soprattutto ha dimostrato che si può continuare a combattere anche quando tutto sembra perduto. «Sono orgoglioso di me stesso» ha detto domenica sera. «Oggi è stata una buona giornata, ma continuerò a lottare. Ho ancora una grande battaglia davanti a me.»

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