(Credit Foto Pgatour)
Palm Harbor, Florida — 21 marzo 2026. Il sabato del Copperhead Course ha fatto quello che sa fare meglio: selezionare, punire, ridisegnare la classifica. Sungjae Im era in posizione di vittoria wire-to-wire dopo il lento rientro dall’infortunio al polso. Accanto a lui nella coppia finale di domenica ci sarà Brandt Snedeker — con un nuovo putter caldissimo in sacca. Il moving day non ha stravolto la vetta, ma ha ridefinito i contorni di una finale che si annuncia avvincente.
Im chiude col brivido: birdie alla 18 decisivo
Im ha affondato un putt da 13 piedi con un ampio movimento da sinistra a destra sulla par-4 buca 18 per un giro da 69, allungando così a due colpi il vantaggio su Snedeker e Lipsky. Un finale di autorità che ha nascosto qualche difficoltà nel mezzo: il coreano aveva giocato il front nine in 3 sotto par con birdie alla 1, 7 e 8, poi aveva subito bogey alla 12 e alla 13, restando nove buche senza birdie prima del colpo liberatorio alla 18.
Im, che non guidava la classifica dopo 36 buche di un evento PGA Tour dal lontano 2021, ha firmato un secondo giro consecutivo da 69 su un percorso secco e veloce, portandosi all’11 sotto par (202 totale). Da notare anche un episodio curioso alla buca 16, dove Im ha dovuto giocare un approccio direttamente dal percorso dei golf cart dopo che il suo drive era finito sul cemento, salvando poi il par con sangue freddo.
La storia di Im in questa settimana è quella di un atleta che si è reinventato nel silenzio forzato. Prima del via alla stagione 2026 aveva saltato i primi sette eventi con un infortunio al polso, restando senza toccare una mazza per oltre un mese e mezzo — una cosa mai successa nei suoi dieci anni da professionista. Al rientro aveva mancato il taglio sia all’Arnold Palmer Invitational che al Players Championship. Eppure nel lungo stop ha trovato una vena positiva: «Non riuscivo a praticare per due mesi, e credo di aver potuto correggere molti colpi che non mi piacevano dell’anno scorso. È stato un miglioramento costante», ha spiegato.
Snedeker vola: 67 senza bogey, che storia
Se Im è il protagonista della settimana, Brandt Snedeker è senza dubbio il personaggio più romantico. Il suo giro da 67 senza bogey — il migliore insieme a quelli di S.H. Kim e Adrien Dumont de Chassart — è partito con tre birdie nelle prime quattro buche, un inizio da fuoriclasse.
«Ho finito forte, ho fatto buoni swing nelle ultime buche. Sto tirando così bene col putter, chippando così bene — se riuscirò a mettere un po’ sotto controllo il gioco lungo avremo una buona chance domani», ha detto Snedeker. Il 45enne capitano della Presidents Cup, in campo a Palm Harbor grazie a una sponsor exemption, ha aggiunto con un sorriso: «È bello dimostrare a mio figlio e ai miei ragazzi che sono ancora capace di farlo ogni tanto. Ma buon golf dopo due giri è una cosa diversa dal buon golf dopo quattro — abbiamo ancora due round da giocare e non vedo l’ora di raccogliere la sfida.» Una vittoria domani sarebbe la sua decima sul Tour, la prima dal 2018.
Lipsky regge a fatica, Fitzpatrick e Penge ci credono
David Lipsky ha vissuto un pomeriggio da montagne russe: cinque birdie e quattro bogey per un 70, con l’americano che era addirittura salito in vetta condividendo la testa con Im grazie a un birdie alla buca 15, prima di restituirlo subito con un bogey alla 16 — il terzo del back nine. «È stato altalenante — non ho trovato abbastanza fairway né green. Ma il gioco corto e il putter mi hanno salvato e tenuto in gara», ha dichiarato Lipsky, che si presenta all’ultimo giro ancora a caccia del suo primo titolo sul Tour.
Matt Fitzpatrick e Marco Penge hanno firmato entrambi un 68 e si trovano a -8, a tre colpi dal leader, in condivisa quarta posizione. Fitzpatrick è particolarmente pericoloso: reduce dal secondo posto al Players Championship la settimana scorsa, il britannico arriva a Innisbrook in forma smagliante. «I green sono così veloci che non puoi permetterti di arrivare dalla rough per i secondi colpi, perché non riesci a controllare la palla», ha osservato Fitzpatrick, fotografando bene le insidie del Copperhead. Penge invece ha pagato dazio con un doppio bogey alla buca 6 sul front nine, prima di rimontare con un back nine a 4 sotto senza sbavature.
Subito dietro, a sei colpi dalla vetta, ci sono S.H. Kim e il belga Adrien Dumont de Chassart, autori dei giri più bassi della giornata.
Koepka e Schauffele: troppo indietro per sognare?
Brooks Koepka ha girato in 71 e si trova in sedicesima posizione a -3, otto colpi dalla vetta. Il cinque volte campione major ha avuto una settimana sotto tono sul Copperhead, lontano dal suo golf migliore. Non impossibile rimontare, ma servirebbero condizioni straordinarie. Discorso simile per Xander Schauffele, anch’egli attardato nella parte bassa della top-20 e con un divario dalla vetta che rende la rimonta domenicale puramente teorica su un percorso così severo.
Jordan Spieth, dopo il giro da montagne russe di sabato, è distante dal podio e sembra destinato a chiudere la settimana con un’ennesima occasione mancata di interrompere il digiuno che dura dal 2022.
Verso il gran finale
Im entra nel round finale da solo in vetta a -11 dopo un terzo giro da 69. Snedeker cercherà di fermare il suo digiuno di vittorie che dura dal 2018, affiancato al coreano nell’ultima coppia con tee time alle 13:50 ora locale.
Due colpi di vantaggio sul Copperhead Course sono un cuscinetto rassicurante ma non blindato: lo Snake Pit delle buche 16-17-18 ha già fatto le sue vittime illustri in questa settimana, e la pressione di una vittoria wire-to-wire su un campo così difficile è un peso specifico tutto suo. Im ne è consapevole: «È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ero in testa così, e sono sicuro che sarò nervoso», ha ammesso il coreano. «Ma la cosa migliore che posso fare è semplicemente giocare il mio gioco.»
Classifica dopo il 3° giro:
- Sungjae Im -11 (64-69-69) T2. Brandt Snedeker, David Lipsky -9 T4. Matt Fitzpatrick, Marco Penge -8 T6. S.H. Kim, Adrien Dumont de Chassart -6 T16. Brooks Koepka -3 Xander Schauffele, Jordan Spieth — fuori dalla top-10